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Nei Paesi Bassi il leader dell’estrema destra Geert Wilders è stato onnipresente nella campagna per le elezioni anticipate di mercoledì, nonostante lui se ne sia tenuto volutamente alla larga. Ha saltato vari dibattiti televisivi e radiofonici e ha partecipato raramente agli eventi pubblici, preferendo invece i post propagandistici sui social, tanto che alcuni media lo hanno paragonato a un candidato fantasma. È una tattica politica precisa per Wilders, che è stato la causa delle elezioni anticipate.
Mercoledì si vota per rinnovare tutti i 150 seggi della Camera dei rappresentanti, la camera bassa del parlamento nederlandese (quella alta, il Senato, ha 75 seggi). A giugno Wilders aveva fatto cadere il governo ritirando il suo Partito per la Libertà (PVV) dalla coalizione di quattro partiti che si era formata dopo le elezioni del 2023, vinte da lui. Wilders aveva usato come pretesto l’approvazione di un piano in 10 punti con misure estremiste sull’immigrazione, ma il suo obiettivo era forzare una crisi, sfilarsi da un governo debole e recuperare consensi.
Fin dall’inizio il governo era stato atipico e limitato dalle divergenze tra i partiti di destra che lo componevano: oltre a quello di Wilders c’erano il Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia (VVD), il Movimento dei contadini e dei cittadini (BBB) e il Nuovo Contratto Sociale (NSC). I loro leader avevano rinunciato a farne parte e come primo ministro era stata scelta una figura esterna ai partiti, l’ex capo dei servizi segreti Dick Schoof.












