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Con l'ultimo voto in Parlamento si apre lo scontro per la consultazione del 2026

Ultimo voto del Parlamento, poi da domani si aprono ufficialmente le ostilità referendarie sulla riforma della Giustizia. A guidare l'attacco un "Comitato per il No" ufficialmente guidato da autorevoli sconosciuti, poco in grado di appassionare le masse alla battaglia contro la riforma della giustizia voluta dal governo Meloni, ma con in campo in realtà alcuni volti ad alto impatto mediatico: a partire da Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica di Napoli e star di programmi tv di successo, che con la sua uscita all'assemblea napoletana dell'Associazione nazionale magistrati si è autoincoronato leader della crociata referendaria. Da mezzogiorno, quando l'aula del Senato approverà la riforma in via definitiva, con la quarta e ultima lettura parlamentare, per il Comitato - che è di fatto una emanazione dell'Anm - parte il conto alla rovescia. Tre mesi di tempo per raccogliere le firme: non serviranno i banchetti nelle piazze, basterà la richiesta di un quinto di una delle Camere (pare che lo stesso centrodestra intenda firmare), poi la parola passerà al presidente della Repubblica che fisserà la data per lo scontro frontale nelle urne. Data prevedibile, tra marzo e aprile.