CASTELNUOVO DEL GARDA (VERONA) - Nella notte tra sabato 25 e domenica 26 ottobre, alle 2.49, l’ultimo accesso sul WhatsApp di Jessica Stappazzollo Custodio de Lima. Nella serata di lunedì 27, verso mezzanotte, la telefonata al 112 di Douglas Reis Pedroso: «Voglio farla finita». In mezzo ci sono state quasi 48 ore, prima di urla e poi di buio, in cui secondo la Procura di Verona il 41enne dapprima ha ucciso la 33enne «con un numero imprecisato, ma comunque smisurato di coltellate», dopodiché ha lasciato il cadavere della compagna nell’appartamento in cui i due brasiliani vivevano a Castelnuovo del Garda, finché i vigili del fuoco hanno sfondato la porta e i carabinieri hanno scoperto l’orrore. Il tragico finale di una storia tormentata, fra violenze di ogni genere, misure cautelari insufficienti, un processo già chiesto ma non ancora celebrato, un braccialetto elettronico disattivato con un apparato ricevitore nascosto. L’ennesimo femminicidio.

Fra i tanti punti oscuri che dovranno essere chiariti, la certezza è che Pedrosa è stato sottoposto a fermo e rinchiuso nel carcere di Montorio, in attesa dell’udienza di convalida in cui sarà difeso dall’avvocato Adrian Hila. Sul suo conto, al di là delle «informali ammissioni» rese nell’immediatezza, pesano il coltello rinvenuto nella sua auto e la sfilza di pesanti precedenti. La relazione andava avanti da un anno e mezzo, ma i reati sono stati commessi praticamente da subito o «quanto meno da agosto 2024», ha sottolineato il procuratore Raffaele Tito.