ROMA – C’è il Nordio uno che picchia sui magistrati e riapre il fronte delle intercettazioni, e c’è il Nordio due che «supplica» gli ex colleghi di «non essere aggressivi» e di non trasformare il referendum «in un Meloni sì-Meloni no». Ma a pesare politicamente sulla giornata è invece un pacatissimo La Russa che fa spallucce rispetto alla riforma della giustizia che spaccherà il Paese, fino al referendum. «Io ero per questa legge, ma in fondo già oggi è difficile il passaggio tra pm e giudici». Insomma: «Non so se il gioco valeva la candela», esita la seconda carica dello Stato. Un colpo indigesto, per via Arenula. E per non pochi alleati.

Meno 24 ore alla definitiva approvazione, in quarta lettura al Senato, del ddl di revisione costituzionale che separa le due magistrature, istituisce la Corte disciplinare e i due distinti Csm (con membri eletti, per la prima volta, a sorteggio). Domani, la destra è pronta a festeggiare in strada la data storica, prima di gettarsi nella campagna per il referendum confermativo che il Guardasigilli prevede possa svolgersi «tra fine marzo e metà aprile». E su cui stavolta la destra non ostenta più certezze.

Separazione carriere al rush finale. La Russa: “Non so se il gioco valeva la candela”