ROMA – «Ci rivediamo presto a Budapest». A suggello dell’«affettuoso» faccia a faccia nella sede del Mit, Matteo Salvini saluta così l’«amico» Viktor, cioè Viktor Orbán. Il vicepremier leghista, raccontano nella sua cerchia, lavora a una trasferta in Ungheria. A strettissimo giro. «Entro la fine dell’anno», confida chi gli cura l’agenda. Il capo del Carroccio è entusiasta per la visita del primo ministro magiaro nella sede del ministero dei Trasporti. «Prima visita di un capo di governo a un ministero», gongolano nell’entourage del segretario ex lumbard. Come dire: non è andato solo a Palazzo Chigi, da Giorgia Meloni, ieri l’altro. E poco importa se l’appuntamento coincide con un annuncio che nel frattempo getta scompiglio nelle cancellerie di mezzo continente: Orbán lavora alla creazione di un blocco anti Kiev nell’Unione europea. Già ribattezzato “Visegrad 3”. Ne fanno parte il capo del governo slovacco Robert Fico e il nazionalista Andrej Babis, fresco vincitore delle elezioni in Repubblica Ceca. «Nell’Europa centrale, il fronte pacifista sta crescendo», il commento di Orbán sui social, prima di infilare l’ingresso nel dicastero di Porta Pia.

Caso Orbán, Meloni minimizza ma teme un malinteso con Usa e Europa