Torino. Il giorno dopo la pubblicazione del video che lo ritraeva in manette mentre veniva portato via dall’istituto superiore Einstein di Torino, Marco (nome di fantasia), sedici anni, racconta: «Sto abbastanza bene anche se ieri sera mi sono accorto di avere sul corpo altri lividi». Lunedì è stato portato via dall’istituto dopo a cercato di ostacolare un volantinaggio di Gioventù nazionale, l’organizzazione giovanile di Fratelli d’Italia, «contro la cultura maranza». Ci sono famiglie, studenti e professori che solidarizzano con lui e con gli altri ragazzi dei collettivi di sinistra che avevano cercato di impedire il volantinaggio.

“Sono finito in manette senza un perché”, il racconto dello studente del liceo Einstein

Centoventi genitori scrivono una lettera al dirigente, accusandolo di non essere intervenuto e non aver tutelato gli studenti. «Lo studente è stato trattato come un criminale e mentre gruppi politici che si richiamano a ideologie xenofobe e di esclusione vengono lasciati agire liberamente davanti a un edificio scolastico, compromettendo l’ingresso a scuola. Le forze dell’ordine si sono attivate subito in maniera violenta nei confronti degli studenti» scrivono. Poi l’accusa alla scuola: «Nessuno ha provato a mediare, a proteggere ed evitare che una scena così violenta e umiliante si consumasse davanti agli occhi dei ragazzi, lasciati soli». Da qui il richiamo alla «responsabilità» dell’istituto: «Rifiutiamo questo silenzio e la mancanza di tutela verso gli studenti. Una scuola che tace smette di essere luogo di formazione e diventa complice dell’ingiustizia. Dovrebbe invece insegnare ai ragazzi a riconoscere ogni forma di sopraffazione e non rivelarsi passiva davanti a chiari abusi di potere».