CAMPO DI NUSEIRAT (GAZA). Il recente piano di pace mediato dagli Usa, avallato da tutte le parti e lanciato sotto la supervisione del presidente Donald Trump, con l’intervento di Egitto e Turchia, aveva acceso caute speranze a Gaza. L’accordo è iniziato con il rilascio di tutti gli ostaggi vivi in mano a Hamas. Era stato concepito come passo storico per porre fine ad anni di spargimento di sangue. Era un piano che molti speravano che potesse finalmente portare un po’ di stabilità alla popolazione locale sfinita dalla guerra. Ma nel giro di poche ore dalle prime liberazioni degli ostaggi, la fragile tregua ha iniziato a mostrare qualche crepa.
La seconda fase – il ritorno dei resti degli ostaggi uccisi durante la prigionia – è diventata in poco tempo motivo di contesa. Israele ha accusato Hamas di non aver restituito tutti i corpi entro la scadenza di 27 ore fissata da Washington. Hamas, a sua volta, ha risposto che il processo di restituzione dei resti è stato rallentato da ostacoli logistici sul terreno, dovuti anche alla devastazione provocata dai bombardamenti israeliani.
Hamas e il video del falso ritrovamento del corpo di un ostaggio: già recuperato due anni prima
La tensione si acuisce








