C’è un capo di governo europeo, si chiama Viktor Orbán, è il premier dell’Ungheria, che da due giorni scorrazza a Roma usando la trasferta italiana per dire che: la Ue non conta nulla; le sanzioni a Putin vanno ritirate; andrà da Trump per convincerlo a toglierle; sulla guerra in Ucraina c’è poco da fare. Nulla di troppo diverso da ciò che Orbán, faro dell’ultradestra europea e quinta colonna putiniana nella Ue, è solito sostenere anche nelle massime sedi istituzionali del continente.
La differenza è che ora lo dice mentre è in visita nel nostro Paese, tra un incontro e l’altro con le più alte cariche del governo, prima la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e poi il vicepresidente Matteo Salvini. E Meloni, che almeno sulla guerra in Ucraina ha tenuto una posizione fin qui lineare e opposta a quella Orbán, che dice? Fa finta di niente. Nessun commento. Zero dichiarazioni. Vedremo se ritroverà la voce in queste ore.
Non è dato sapere cosa Meloni abbia detto sulla questione ucraina al premier ungherese, visto che si è presentato a palazzo Chigi poco dopo aver espresso i concetti sopra riportati. Il comunicato ufficiale sul colloquio si è soffermato solo sulle «possibili sinergie tra Italia e Ungheria a sostegno delle rispettive capacità industriali e tecnologiche».












