A sinistra si grida allo scandalo per la presenza di Viktor Orbán a Roma e si chiede a Giorgia Meloni di «mettere il veto» nei confronti del presidente ungherese, di dissociarsi dalle sue «pericolose affermazioni». Ma le porte dei palazzi della capitale sono aperte per lui, su entrambe le sponde del Tevere. E dentro trova chi è pronto ad ascoltarlo. Con Leone XIV quella di ieri è stata la prima udienza, ma negli ultimi anni Orbán si è visto spesso in Vaticano per incontrare papa Francesco, le ultime volte nel 2022 e nel 2024, intramezzate dal viaggio apostolico di Bergoglio a Budapest. Con la premier il rapporto è forte quanto basta da resistere alle divergenze sull’Ucraina, e le amicizie comuni fanno il resto: la prossima settimana Orbán sarà a Washington da Donald Trump, e ieri lui e Meloni avevano da festeggiare la vittoria di Javier Milei in Argentina: un passo avanti per la rete dei leader della destra mondiale.
In Vaticano cambiano i pontefici, ma Orbán resta un interlocutore imprescindibile. Negli annuari della Santa Sede l’Ungheria è fotografata come un Paese con poco meno di 6 milioni di cattolici, il 61% della popolazione, oltre duemila parrocchie e 37 vescovi. E la politica del governo di Budapest è compatibile con quella della Chiesa, al contrario di quanto racconti un certo cattolicesimo progressista. Si è visto anche ieri mattina. Il dialogo tra il premier ungherese e il papa era di carattere privato, filtra il poco che Orbán ha scritto su Internet al termine dell’udienza: «Ho chiesto al Santo Padre di sostenere gli sforzi dell’Ungheria contro la guerra». Si sa di più sull’incontro che ha avuto subito dopo nella segreteria di Stato vaticana con il cardinale Pietro Parolin e con monsignor Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati. Un colloquio «cordiale», raccontano dalla Santa Sede, nel quale «sono state sottolineate le solide relazioni bilaterali e l’apprezzamento per l’impegno della Chiesa cattolica nel promuovere lo sviluppo sociale e il benessere della comunità ungherese, con particolare attenzione al ruolo della famiglia, alla formazione e al futuro dei giovani, nonché all’importanza della tutela delle comunità cristiane più vulnerabili». Il passaggio chiave è il riferimento alla famiglia. Nei giorni scorsi Prevost ha ripetuto che essa deve essere «come l’ha voluta il Creatore», ossia fondata sull’unione tra un uomo e una donna, e su questo la sintonia con Budapest è forte.











