Una delle vette della poesia latina è notoriamente, il De rerum natura di Lucrezio. Nel poema, l’autore (che la tradizione vuole morto suicida, in preda alla follia per le conseguenze di un filtro d’amore) presenta il mondo e il cosmo come frutto di una casuale aggregazione di atomi, senza una provvidenza benevola né una qualche divinità che si occupi dei mortali. Invece, il De rerum naturis di Rabano Mauro, secoli dopo, ci offre la visione di un universo provvidenzialmente ordinato per volontà divina. Di questa enciclopedia medievale, meritoriamente Claudia Gualdana dà ora una traduzione con ricca introduzione in Rabano Mauro, Il mondo e gli astri (De rerum naturis, libro IX), edita da La Vita Felice (160 pp., 12 euro) Rabano Mauro, nato attorno al 780, era un monaco e amava vivere nel silenzio: era uno di quei personaggi singolari oggi del tutto fuori moda e proprio per questo interessante. Potremmo però considerarlo una bussola per chi volesse scampare alle ubriacature ideologiche di questo nostro tempo disorientato. Lo si immagina intento a leggere nella quiete di una biblioteca più che vetusta, o raccolto in preghiera in una chiesa, da qualche parte in Germania.

Della sua vita, del resto, si sa poco, in onore alla sobrietà e al riserbo monastici: possiamo solo ipotizzare come si svolgessero le sue giornate di benedettino, ordine il cui motto notoriamente è ora et labora. Nacque da una famiglia nobile di origine franca della città di Magonza, alla confluenza dei fiumi Reno e Meno, e i suoi genitori lo offrirono bambino al monastero di Fulda, in Assia, dove fu consacrato diacono intorno all’802 per poi essere mandato a studiare a Tours, in Francia, sotto la guida del filosofo e teologo anglosassone Alcuino di York. È invece precisa la data di morte, il 4 febbraio 856, giorno della sua memoria liturgica, perché Hrabanus Maurus Magnentius – tale il suo nome latino – è un santo cattolico, anche detto Praeceptor Germaniae, ovvero “precettore” di quelle terre. Il De rerum naturis è una enciclopedia, intesa non alla maniera moderna, come facciamo da Diderot e D’Alembert in poi; è, invece, un testo pensato per una platea di lettori potenzialmente vasta, ma soprattutto per i monaci, con l’intenzione di trasmettere il maggior numero possibile di nozioni e conoscenze sul mondo, dagli usi degli uomini ai metalli, passando per gli oceani e le stelle, ma con un intento spirituale a sostenere l’opera.