Lei, Natasha Stefanenko, è la russa più famosa d'Italia. Ex modella, showgirl e conduttrice, ormai italiana d'adozione ma con le radici ben salde nella sua terra, all'epoca Unione sovietica, dov'è nata 56 anni fa. Per 20 anni, insomma, ha vissuto pienamente nel regime comunista, nonché una delle due superpotenze mondiali.
"Sono cresciuta a Sverdlovsk-45, vicino a Sverdlovsk negli Urali (oggi Ekaterinburg) - ha raccontato al Quotidiano nazionale -. La mia è una città senza nome, non esiste nelle cartine geografiche. La mia famiglia: mio padre Boris, ingegnere nucleare, mia madre Svetlana, insegnante e mia sorella Elena. Ci voleva un pass per entrare e uscire dalla città in cui si lavorava alla costruzione di un arsenale nucleare sovietico".
La sua infanzia è stata segnata dalle "barriere di filo spinato, i cani lupo ogni 100 metri e gli allarmi pronti a scattare". Ma non solo, perché come ha scritto in un post su Facebook in italiano e in cirillico, c'è stato ovviamente molto di più. La Stefanenko pubblica una sua foto da ragazzina, datata 1979: "Indosso la cravatta rossa da pioniere — un simbolo che, per chi è cresciuto nell’URSS, rappresentava appartenenza, disciplina e ideali collettivi. Faceva parte della nostra uniforme scolastica, ma anche di un’identità condivisa. Lo scatto risale ad un’epoca sovietica che oggi sembra lontana, ma che ha formato profondamente il nostro modo di pensare, di vivere, di essere".








