Anziché una questione morale, la vicenda legata alle sorti del principe Andrea, per Buckingham Palace, è diventata un risiko immobiliare. Ormai è l’arroganza il tratto più distintivo e noto del fratello del Re che, anziché accogliere sommessamente le decisioni della Royal family, che sta facendo di tutto per salvarsi la faccia, non fa altro che arroccarsi sulle sue posizioni, forte delle pezze d’appoggio che avvallerebbero la regolarità delle sue pretese. Questo è il vero volto del duca di York, questo è il risultato dell’indulgenza della regina Elisabetta II che lo ha sempre protetto lasciando che la patata bollente passasse di mano al primogenito destinato a diventare Re.

Ora, per potersi dire chiusa, questa partita deve consegnare un unico forte risultato: lo sfratto di Andrea e della ex moglie dal Royal Lodge nel quale vive dal 2003 senza pagare nè affitto nè bollette dell’acqua. E devono farlo prima che il gruppo di deputati, che ci sta lavorando, ottenga l’autorizzazione a chiamare in aula il diretto interessato per spiegare come questo sia stato possibile, rispondendo del danno erariale inflitto ai contribuenti attraverso i mancati introiti del Crown Estate. Andrea non ha voluto sentire ragioni, non vuole andarsene a meno che non gli venga risarcito quanto di sua spettanza se lascerà la magione di 30 stanze prima della scadenza del contratto. Per spingerlo fuori da quella casa prima del 2078, qualcuno, probabilmente il re, dovrebbe riconoscergli 500.000 sterline. Non solo; lui e Sarah Ferguson avrebbero già messo gli occhi su quella che ritengono essere la degna soluzione alternativa per il loro futuro. Andrea, a questo punto, sarebbe disposto ad accettare di trasferirsi al Frogmore Cottage, oggetto di una costosa operazione di restauro, da 2,4 milioni di sterline, pagata (prima da contribuenti) e poi rimborsata da Harry e Meghan che in quella casa di 5 stanze hanno vissuto solo sei mesi.