Il Lecornu bis, il secondo governo di Sébastien Lecornu, è nuovamente appeso a un filo. Dopo aver schivato due mozioni di censura lo scorso 16 ottobre, il primo ministro francese potrebbe avere le ore contate: il Partito socialista (Ps), che lo aveva salvato dieci giorni non votando la sfiducia in cambio della promessa della sospensione della riforma delle pensioni, ha annunciato che senza nuove concessioni sulla manovra finanziaria per il 2026 staccherà la spina.
«Se non ci saranno cambiamenti entro lunedì, è finita», ha avvertito venerdì Olivier Faure, primo segretario del Ps. «Per ora siamo molto lontani dall’obiettivo. Ci sarà una discussione difficile che condurremo con vigore e faremo in modo di far sentire la nostra voce», ha aggiunto Faure, sottolineando che «bisogna colpire i super ricchi e le super eredità».
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La sospensione dell’unica riforma importante del secondo quinquennio Macron, la riforma delle pensioni che ha alzato l’età pensionabile da 62 a 64 anni, non basta più ai socialisti. Che reclamano l’introduzione di una tassa simile a quella proposta dall’economista e allievo di Piketty, Gabriel Zucman, una supergabella annuale sui grandi patrimoni. Secondo quanto rivelato dall’Opinion, i deputati socialisti hanno presentato giovedì un emendamento volto a introdurre una “tassa Zucman light”, che prevede un’aliquota fiscale del 3% per i patrimoni superiori ai 10 milioni di euro, senza che siano toccati i beni professionali: una linea rossa per il campo presidenziale. «Abbiamo riscritto la tassa Zucman tenendo conto delle obiezioni sollevate dai deputati del blocco centrale», ha riferito al Monde l’entourage di Boris Vallaud, capogruppo dei deputati Ps. «Poiché non sono stati in grado di proporre modifiche, lo abbiamo fatto noi stessi in uno spirito di compromesso. Sta a loro dirci cosa vogliono fare». Il primo segretario Ps si è difeso da chi accusa i socialisti di essere dei «fanatici delle tasse».






