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Ultimo aggiornamento: 8:14
La “tangenzialina” dell’Alute, così l’hanno chiamata essendo lunga 800 metri, divide non solo la piana naturale che si trova all’ingresso di Bormio, ma anche la popolazione e gli amministratori locali. Era stata messa da parte prima delle Olimpiadi, perché stava scatenando troppe polemiche e perché sarebbe stata realizzata nel corso dei Giochi, con gravi disagi alla viabilità. Adesso quel progetto riemerge, addirittura con una data di inizio (28 luglio 2026) e fine lavori (20 ottobre 2027). La notizia ha fatto infuriare il Comitato in difesa dell’Alute e Italia Nostra che hanno firmato una severa presa di posizione contro la Regione Lombardia e il Comune. Durante la discussione di un ricorso al Tar hanno scoperto, infatti, che esiste un decreto regionale che riprogramma a dopo le Olimpiadi l’avvio dei lavori.
“Il Comune ha taciuto, ora tutti devono sapere della sua doppia faccia”, scrivono il Comitato e Italia Nostra in una lettera aperta alla sindaca Silvia Cavazzi. “La sindaca aveva raccontato la storia rassicurante di una tangenzialina sospesa e rinviata a una rimeditazione dopo le Olimpiadi. La verità è un’altra: è stata silenziosamente riprogrammata la ripresa dei lavori lasciando all’oscuro l’intera comunità”. Il Comune prima di un’udienza al Tar ha depositato il decreto. “Ha così ammesso l’occultamento per mesi di un documento essenziale, reso noto non per trasparenza, ma come estremo tentativo calcolato di salvarsi da una sconfitta legale. Il decreto non è mai stato discusso in consiglio comunale, ma conservato come un’arma legale da usare contro centinaia di famiglie che si oppongono alla devastazione del territorio. Affermare che un atto di proroga per un’opera dal costo di 7 milioni di euro non sia soggetto a trasparenza non è un cavillo, ma una forzatura che ci ha costretti a presentare un nuovo ricorso”.







