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Mentre il calcio italiano esplode in polemiche per un rigore inesistente, Christian Chivu sceglie un’altra via: parla solo di gioco, dignità e mentalità. Un marziano atterrato in Serie A
Dunque gli alieni esistono, anche nel calcio italiano. Mettete per esempio un allenatore di una delle squadre più importanti che incontra una squadra importante come lei e perde la partita per un rigore che perfino gli arbitri al microfono dicono che non è rigore. Roba da “Processo del Lunedì”, se ancora esistesse in vita Aldo Biscardi. E infatti, ovviamente, si scatena il pandemonio, che comincia già in campo con regolamento di conti tra un tecnico (l’altro) con un suo ex giocatore, e prosegue dopo il fischio finale. Del tipo: di sconfitte così se ne parla tutta la settimana e oltre.
Poi però, c’è l’allenatore di cui sopra. E mentre il suo presidente (con garbo) si lamenta dell’accaduto e il suo collega (con un po’ meno garbo) continua a sistemare i conti con passato e presente al microfono, mentre rispunta il tradizionale ritornello “sono cose di campo” (che guardano milioni di persone, per dire), ecco proprio lui si siede davanti ai giornalisti e fa un discorso più o meno così: “Voglio parlare di calcio, di quello che di buono hanno fatto i nostri ragazzi per stare in partita e delle energie che invece hanno sprecato a litigare con la loro panchina perdendo lucidità.






