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Dopo sole 13 sfide in A, il tecnico ex Parma sembra molto sicuro di sé e dei suoi. Però ammette: "Lavori in corso"

La stagione dirà se Cristian Chivu era pronto per una panchina così importante dopo sole 13 partite da allenatore di Serie A, però il modo in cui è entrato nel mondo Inter è quello di chi non ha paura e si sente sicuro di sé e della sua squadra. Se è solo una maschera, basterà poco a capirlo. Comincia anche l'Inter, «un cantiere aperto», come spiega il suo allenatore. E forse proprio perché i lavori sono ancora in corso, Chivu non abbandona la vecchia via per quella nuova, a conoscerla: non fosse squalificato Calhanoglu, giocherebbero gli 11 titolari della scorsa stagione, alla faccia del mercato e delle supposte rivoluzioni. Così, invece, un posto dovrebbe strapparlo il croato Sucic, più mezzala che regista, ma stasera destinato ad alternarsi con Barella davanti alla difesa.

L'estate di amichevoli, accorciata dal Mondiale per club, ha lasciato intravvedere che il sistema di gioco è sempre lo stesso, ma differente è l'interpretazione, più classica, con i difensori che fanno essenzialmente i difensori. Resta un mistero come l'Inter avrebbe giocato o giocherà con Lookman, uno dei fantasmi alla vigilia del debutto. «Avevamo scelto qualche nome, poi le società con cui abbiamo trattato hanno dichiarato incedibili i calciatori», ricostruisce Chivu, molto pro domo Inter. Vedremo cosa accadrà nell'ultima settimana di trattative, poi anche la squadra capirà quale sarà il canovaccio da interpretare, cosa effettivamente sarà quell'«Inter ibrida» che Chivu ha promesso nel giorno del raduno, ma che non si è ancora vista.