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Chivu pensa a una sola novità rispetto ai titolarissimi di Inzaghi

Nemmeno metà settembre e già il primo esame. "È lunga, lunghissima. Inutile caricare Juventus-Inter di troppi significati", annacqua Chivu. Nessun dramma, però la sconfitta con l'Udinese ha reso seria la trasferta di Torino. Guai a perderla. L'alibi ci sarebbe un po' per tutti (la prima partita post mercato, le nazionali), ma per l'Inter un po' di meno, visto che i suoi trasferimenti (salvo Akanji) li ha chiusi a giugno e dopo Mondiale e 40 giorni di allenamenti sarebbe già tempo di vederne i primi frutti. "Non sono qui per stravolgere, ma per aggiungere": non è un claim ma la missione che Chivu si è dato. Del resto la squadra è la stessa di prima, ringiovanita e rinforzata solo nelle riserve. Impossibile stravolgerla. Non c'è più Pavard, che non ha chiesto di andarsene: se Akanji con due soli allenamenti in gruppo prenderà subito il posto a Bisseck, Chivu rispetterebbe le gerarchie tecniche e un po' meno le dinamiche di gruppo, cui sembra dare molta attenzione, da ex calciatore e giovane allenatore.