RIO DE JANEIRO – Il gigante zoppo dell'America Latina ha dato un forte segno di vitalità: i brasiliani, con il loro voto per le amministrative, hanno infatti castigato pesantemente il partito di governo e messo in corsa i piccoli partiti di sinistra accendendo nuove speranze e distruggendo imperi politici che sembravano inattaccabili.

Mentre si fa lo spoglio delle schede votate martedì, si vede già che è andato bene il partito socialista Pdt del vecchio Leonel Brizola, dalla cui casa a Copacabana abbiamo seguito le ultime fasi della battaglia; ma è andato benissimo, quasi un trionfo, il piccolo Pt di Luiz Inácio da Silva, il popolare leader sindacale Lula. Questo partito già minuscolo ha sfondato il tetto delle più rosee previsioni ed ha conquistato grandi città, fra cui la megalopoli dell'industria e degli affari, la laboriosa e ricca San Paolo.

Ed è proprio San Paolo la sorpresa maggiore: municipio più ambito non soltanto è stato conquistato da un partito di sinistra, ma per di più da una donna. Ha 53 anni, si chiama Luiza Erundina de Souza: viso tondo, capelli corti, piuttosto grassa, ride felice per la vittoria ottenuta su uno dei mostri sacri della politica brasiliana: il forte Paulo Maluf, leader del Pds, uomo degli industriali, dei finanzieri, della borghesia imprenditoriale e tecnocratica.Lula, quando ha capito che il successo si stava abbattendo come un'allegra catastrofe sul suo piccolo partito (che comprende sindacalisti, ex trotzchisti, gauchisti usciti dal Partito comunista, uomini di Chiesa legati al Movimento dei senza terra, benedetti dal vescovo, e che è cresciuto con l'aiuto concreto dei sindacati tedeschi ed americani), si è affacciato alla finestra con una fetta di pizza in una mano ed una Coca Cola nell'altra per annunciare al suo popolo la lieta novella: "Ci siamo, tocca a noi. Vediamo adesso se sappiamo fare le cose che pretendevamo quando eravamo all'opposizione”. Hanno pesato, su queste elezioni, i morti di Volta Redonda: i milioni di giovanissimi che hanno votato per la prima volta sono rimasti traumatizzati dallo spettacolo dell'intervento brutale della truppa che ha sparato con le mitragliatrici sugli scioperanti rinchiusi nello stabilimento siderurgico di Stato. L'esercito, che gode del privilegio costituzionale di supervisore generale per la sicurezza, ha deciso autonomamente l'intervento armato senza avvertire né il capo del governo, José Sarney, né i ministri. I brasiliani identificano l'esercito con il presidente Sarney, loro creatura per il periodo della transizione, ed hanno reagito con le schede.