Per Jair Bolsonaro è l'ora del verdetto.

Il processo all'ex presidente del Brasile, accusato di tentato colpo di Stato, entra infatti nelle sue battute finali e presto sarà nota la sua sorte. Si tratta di una vicenda che chiude due anni di tensioni, aprendo una nuova fase politica soprattutto per la destra brasiliana, di cui comunque resta il leader.

L'inedito procedimento giudiziario rappresenta una doppia sfida per la democrazia del Paese sudamericano a causa del contesto internazionale segnato dalla guerra commerciale lanciata dal presidente Usa Donald Trump, che ha voluto ritagliarsi un ruolo da protagonista nel delicato passaggio storico con l'imposizione di dazi punitivi contro Brasilia, denunciando una persecuzione politica ai danni dell'ex alleato ai tropici. Con gli analisti concordi nel considerare la condanna come lo scenario più probabile, il governo Lula ha fatto trapelare timori per possibili nuove ritorsioni da parte di Washington.

A 70 anni, Bolsonaro rischia oltre 40 anni di carcere per aver cospirato, secondo l'accusa, per assicurarsi il "controllo autoritario del potere" e impedire l'insediamento del leader di sinistra Luiz Inácio Lula da Silva, vincitore delle elezioni del 2022. Operazione fallita soprattutto per il mancato supporto delle forze armate. Nel castello accusatorio gli inquirenti elencano una serie di azioni coordinate: manovre legali, uso della forza e persino un piano che prevedeva l'assassinio di Lula e del giudice della Corte Suprema Alexandre de Moraes, oggi accusatore di Bolsonaro e per questo colpito direttamente dalle sanzioni Usa della legge Magnitsky.