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Ultimo aggiornamento: 18:52
Un passato che ritorna, tra nazionalismi e il “cinismo” nel percepire il “costo” della guerra “come inferiore a quello del pace”. Nel suo intervento al convegno ‘Osare la pace’, organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella si interroga sul metro di valutazione degli atteggiamenti nel contesto geopolitico: “Risulta oscuro come comportamenti ritenuti generalmente riprovevoli, se non severamente censurabili, quando relativi alle normali relazioni umane, abbiano la pretesa, nelle relazioni internazionali, di essere considerati fatti politici”, ha detto il capo dello Stato sottolineando come invece al dialogo “viene attribuito, anziché il carattere della fortezza, il segno di una debolezza, di una remissività”. E ricorda: “Le azioni di forza e i ‘fatti compiuti’ pretendono di assumere la natura di situazioni definitive, mentre non sono che la premessa dell’esplodere di future contrapposizioni. Con insensatezza e, ancor più, con cinismo, il “costo”, anche in vite umane, della guerra viene spesso percepito dai belligeranti come inferiore a quello della pace”.
Osservando “l’instabilità, le tensioni, i conflitti, la violenza – anche verbale – che caratterizzano la nostra contemporaneità”, ha detto il presidente della Repubblica, “si registra la diffusione di atteggiamenti che, se applicati alla convivenza all’interno delle nostre società nazionali, meriterebbero l’appellativo di teppistici”. Quindi si è chiesto: “Scontro o incontro caratterizzano l’interazione tra gli Stati? Cosa ha consentito la grande crescita di diritti dell’intera umanità, il riconoscimento della dignità delle persone? Il riconoscersi tra i popoli come eguali, gli scambi, il permettere accesso reciproco alle rispettive risorse, ha sconfitto, nel Novecento, l’idea che, per sopravvivere, fosse necessario combattere per sottrarre beni a qualcun altro”, ha spiegato.









