Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
26 OTTOBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 14:31
“Avevo dieci anni quando ho vissuto la mia prima guerra. Ricordo ancora l’orrore dei corpi bruciati che dovevamo superare per metterci in salvo.” Così Evelyne Sukali, mediatrice culturale e attivista congolese, a Genova, a margine di un incontro della “Congo Week”, settimana internazionale di mobilitazione che denuncia il legame tra tecnologia e violenza nel Kivu e nell’est della Repubblica Democratica del Congo e che chiede un intervento della comunità internazionale per fermare un sistema di conflitti che dal 1996 si riaccende a fasi alterne. Le stime delle vittime variano: il Council on Foreign Relations indica circa sei milioni dal 1996 a oggi, ma altre stime arrivano a dieci milioni di morti e molti più sfollati interni. Giacomo D’Alessandro per “Luci sul Kivu” collega l’industria digitale alla predazione dei minerali: “Più di cento gruppi armati terrorizzano i territori per desertificare i villaggi e aprire miniere, adesso prevalentemente di coltan.” Come in ogni aggressione militare, non mancano episodi di violenze e particolare accanimento contro le donne. L’attivista descrive i flussi che attraversano il confine verso il Ruanda, dove i carichi vengono poi certificati come legali e venduti in tutto il mondo. Si stima che circa l’80 per cento di alcune delle terre rare usate in smartphone e batterie provenga proprio dal Kivu, la stessa regione dove nel febbraio 2021 è stato assassinato l’ambasciatore italiano Luca Attanasio con il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista Mustapha Milambo che lo accompagnavano a visitare un programma di alimentazione scolastica del World Food Programme.






