Putin, Zelensky, Biden, Trump, Ursula e... Topolino. La guerra in Ucraina continua a dividere non solo i politici e le segreterie, ma pure intellettuali e opinionisti. Un bianco e nero di cui Otto e mezzo su La7 è specchio fedele. Lilli Gruber ospita Beppe Severgnini e Marco Travaglio: il giornalista del Corriere della Sera è uno degli “euro-lirici”, occidentalista convinto. Il direttore del Fatto quotidiano ha uno sguardo invece decisamente più cinico su tutta la faccenda, tanto da flirtare pericolosamente con l’ala più “putiniana” della nostra opinione pubblica, secondo molti.

"Dobbiamo essere preoccupati almeno quanto lo è Zelensky, che infatti rendendosi conto dello stato in cui versa il suo Paese sta implorando l’Occidente affinché fermi Putin - premette Travaglio -. Il problema è che Putin non è Netanyahu, non è un alleato o un vassallo di Trump a cui dare gli ordini. Putin è il capo di una grande potenza, dello Stato e dell'arsenale nucleare più grandi del mondo. Non lo fermi facendo la faccia feroce o mandando qualche Patriot o qualche Tomahawk all’Ucraina, ammesso che glieli mandino. L’unico che può fermare Putin è Zelensky, facendogli un’offerta che non può rifiutare. Chi parla tutti i giorni di tregua, e sta perdendo, è evidente che è disperato».