Finisce a insulti il confronto sulla guerra in Ucraina a Otto e mezzo, su La7, tra Marco Travaglio e Beppe Severgnini. Il direttore del Fatto quotidiano, ospite di Lilli Gruber, attacca subito: "Dobbiamo essere preoccupati almeno quanto lo è Zelensky, che infatti rendendosi conto dello stato in cui versa il suo Paese sta implorando l'Occidente affinché fermi Putin. Il problema è che Putin non è Netanyahu, non è un alleato o un vassallo di Trump a cui dare gli ordini. Putin è il capo di una grande potenza, dello Stato e dell'arsenale nucleare più grandi del mondo. Non lo fermi facendo la faccia feroce o mandando qualche Patriot o qualche Tomahawk all'Ucraina, ammesso che glieli mandino. L'unico che può fermare Putin è Zelensky, facendogli un'offerta che non può rifiutare. Chi parla tutti i giorni di tregua, e sta perdendo, è evidente che è disperato".

Quindi il direttore del Fatto si rivolge a Severgnini, contestandolo apertamente: "Non è vero niente che l'Europa ha aiutato l'Ucraina, se l'avessimo aiutata a negoziare a Istanbul quando Putin non chiedeva un centimetro di terra ma semplicemente il rispetto degli accordi di Minsk, cioè l'autonomia del Donbass, la rinuncia alla Nato e la parziale demilitarizzazione, noi avremmo salvato l'Ucraina integra invece l'abbiamo condannata a morte".