L’illusione di diventare famosa, ricca, amata. Nulla di nuovo per il cinema, basti pensare a Bellissima (1951) di Luchino Visconti. In quel caso, però, il desiderio era materno tradotto nella figlioletta. Nell’era social le teenager non necessitano più dei genitori, semmai di qualcuno che le introduca negli ambienti “giusti”, a qualunque costo. Il dramma da umanissimo è diventato anche piaga sociale, politica. Specie quando le vittime sono adolescenti dei Paesi più poveri, provenienti da comunità affamate dal sogno del successo.

È in questo contesto che Francesca Archibugi ha inquadrato il suo tredicesimo lungometraggio, perentoriamente intitolato Illusione, presentato stasera in Grand Public alla 20ma Festa del Cinema di Roma. Un dramma polifonico di denuncia del malessere scatenato dallo sfruttamento e l’abuso delle minori costrette a prostituirsi in un mercato mostruoso dopo essere state illuse e ingannate, che tocca il genere crime e detection, e vede al centro una 16enne romena, la bellissima e soave Rosa Lazar. Il film parte subito con un mistero: cosa ci fa una ragazzina priva di sensi, ferita e stremata fra le sterpaglie della periferia di Perugia, vestita in abiti costosissimi?