C’è stato un tempo in cui la Ribolla gialla era considerata un’uva minore, buona per dare freschezza a vini più nobili. Poi, quasi in silenzio, un gruppo di produttori di Oslavia ha ribaltato la storia, restituendole dignità e profondità. Oggi quella stessa comunità compie un nuovo passo, ancora più ambizioso: la nascita della Banca della Ribolla di Oslavia, il primo vigneto-archivio genetico territoriale d’Italia. Dietro questo progetto non c’è un ente pubblico né un’istituzione accademica, ma sette produttori che negli ultimi decenni hanno reso celebre questo angolo di Collio nel mondo: Dario Princic, La Castellada, Primosic, Fiegl, Gravner, Radikon e Il Carpino. Sono loro, uniti nell’Associazione Produttori Ribolla di Oslavia (Apro), ad aver promosso e realizzato un’iniziativa che mette insieme memoria agricola, scienza e visione collettiva.
Il progetto della Banca della Ribolla nasce quattro anni fa, su proposta dell’agronomo Alessandro Zanutta, con un obiettivo preciso: salvaguardare la biodiversità genetica della Ribolla di Oslavia attraverso la selezione massale, una pratica antica che consiste nel scegliere le piante migliori direttamente in vigna, piuttosto che riprodurle in modo clonato. È un lavoro lungo, paziente e meticoloso, che ha coinvolto i vigneti più storici del territorio — alcuni con oltre ottant’anni di vita — per individuare i ceppi più sani, autentici e resistenti.






