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La vicenda Mattarella mette a nudo un sistema investigativo che ha fabbricato scenari suggestivi solo per i dibattiti televisivi ma non per il tribunale

Manine, depistaggi, sbirri infedeli a braccetto con pm ideologizzati, ossessionati da trame indicibili. Sono 50 anni e più che la mafia è sempre più forte nonostante leggi speciali e straordinarie, ci sono magistrati che hanno collezionato più poltrone che condanne. L'elenco di chi oggi è nella polvere dopo anni sull'altare grazie a scenari suggestivi, buoni per libri o show tv ma non in aula, da ieri si allunga. L'allora sostituto procuratore Pietro Grasso, titolare delle indagini, di quel guanto destro marrone di pelle dice di non averne mai saputo nulla. L'ex questore Filippo Piritore, da ieri ai domiciliari per depistaggio, dice che quel invece l'avrebbe avuto in modo anomalo, tramite un agente della Scientifica. Una "stasi investigativa" in cui l'unica prova si perse.

È presto per dire che cosa è successo, ma l'ennesimo depistaggio nelle indagini sull'omicidio di Piersanti Mattarella del 6 gennaio 1980 inquieta più dei fantasmi senza nome né volto dietro i killer che dalla 127 bianca hanno freddato il governatore e il suo sogno di una Sicilia libera dal boss e borghesia politico-mafiosa.