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Dal caso Garlasco all'inchiesta flop sull'urbanistica milanese, passando per Palamara e Gratteri: persa la fiducia del Paese
Il governo accelera la sua corsa verso il referendum sulla riforma della giustizia, nella convinzione che i sondaggi soffino abbondantemente dalla parte del Sì, motivati soprattutto dal progressivo calo, negli ultimi anni, della fiducia dei cittadini nei confronti della magistratura. Per questo l'intenzione è di "non politicizzare" troppo, come ha detto il ministro Nordio. E di non portare la consultazione sul terreno delle opposizioni che sperano di trasformare la partita in una spallata all'esecutivo. L'idea è piuttosto di spingere il dibattito sulle storture che nel tempo hanno provocato disaffezione. Puntando soprattutto su alcuni casi che hanno contribuito ad alimentare la sfiducia verso la categoria. Tra le "armi" brandite dalla maggioranza contro la "giustizia che non funziona" ci sono ancora le scorie del sistema Palamara, che tre anni fa ha scoperchiato il metodo spartitorio delle correnti, che i sostenitori della riforma prevedono di eliminare con il sorteggio dei due nuovi Csm. C'è però anche tanta cronaca recente. A prescindere dal fatto che i casi abbiano più o meno a che vedere con la necessità di separare le carriere di chi indaga da quelle di chi giudica, vengono considerati comunque emblematici di un certo malfunzionamento del sistema.






