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Per oltre dieci anni la Russia ha acquistato in modo illecito tecnologie occidentali molto avanzate per costruire una rete di sicurezza e spionaggio a difesa dei propri sottomarini nucleari nel mare di Barents. Lo ha rivelato un’inchiesta internazionale condotta da oltre dieci giornali, tra cui Le Monde, il Washington Post e L’Espresso.
L’inchiesta è basata sullo studio di documenti finanziari e giuridici, sia privati sia pubblici, e sulle interviste con aziende ed esperti militari. In base a queste informazioni, i giornali scrivono che la Russia ha costruito un progetto militare segreto, noto come “Harmony”, acquistando da paesi occidentali varie tecnologie “dual-use”, ossia indicate come civili ma che possono anche essere sfruttate per scopi militari.
Il progetto è iniziato nel 2012 e proseguito almeno fino al 2024: era quindi in corso quando la Russia annesse illegittimamente la Crimea, nel 2014, e quando iniziò l’invasione su larga scala dell’Ucraina, nel febbraio del 2022. In questi anni, tramite un’intricata rete di società di facciata e transazioni finanziarie ben poco trasparenti, la Russia ha acquistato migliaia di chilometri di cavi in fibra ottica, sensori di posizionamento acustici ad alta precisione, antenne e droni capaci di operare a una profondità di 3mila metri, tra le altre cose.







