Finora l'Europa ha provato a bloccare il petrolio russo con sanzioni, liste nere e divieti. Ma la Russia ha aggirato tutto usando la flotta ombra, ovvero centinaia di vecchie petroliere che navigano battendo bandiere straniere. Ora Bruxelles vuole fare il passo successivo: fermare queste navi in mare aperto e salire a bordo per ispezionarle. Sono centinaia di navi vecchie e mal messe, registrate sotto bandiere di comodo, come Panama o Gabon, che spengono i sistemi di identificazione e cambiano nome continuamente. Le autorità occidentali le chiamano flotta ombra, una rete di vascelli che permette a Mosca di continuare a vendere petrolio a prezzi superiori al limite imposto e di finanziare così la guerra in Ucraina. Un documento visionato dalla testata Politico.eu del Servizio europeo per l'azione esterna (Eeas), ossia l'organismo diplomatico dell'Ue, dice che Bruxelles sta spingendo gli stati membri ad approvare una dichiarazione marittima per ottenere il diritto di ispezionare queste navi anche prima che entrino nelle acque territoriali europee. La proposta è stata discussa dai ministri degli Esteri dell'Unione europea lunedì 20 ottobre 2025, il problema però è che fermare navi straniere in mare aperto è una questione estremamente delicata dal punto di vista del diritto internazionale, e la Russia potrebbe considerarlo un atto ostile.Perché la flotta ombra è un problema?Secondo le stime del Servizio europeo per l’azione esterna (Eeas) citate da Reuters, la cosiddetta flotta ombra russa comprende tra le 600 e le 1.400 imbarcazioni. Finora l’Unione europea ne ha sanzionate oltre 400, ma con il diciannovesimo pacchetto di misure restrittive – atteso entro la prossima settimana – il numero dovrebbe salire a circa 560. Si tratta di navi che, per eludere i controlli, disattivano regolarmente i sistemi di identificazione automatica (Ais), trasmettono segnali falsi e compiono trasferimenti di petrolio in mare aperto da nave a nave. Queste pratiche, oltre a violare le norme internazionali, aumentano anche il rischio di collisioni e disastri ambientali. Le autorità occidentali stimano che tra il 30% e il 40% del finanziamento dell'invasione russa in Ucraina arrivi dalle operazioni della flotta ombra, secondo quanto riportato dal presidente francese Emmanuel Macron al Consiglio europeo straordinario di Copenaghen che si è tenuto a inizio di ottobre.Il problema però va oltre le questioni economiche o ambientali, ma riguarda anche la difesa. Infatti questi vascelli potrebbero essere usati anche per attacchi ibridi contro l'Europa. Ci sono sospetti che alcune abbiano danneggiato cavi sottomarini nel mar Baltico o lanciato i droni che hanno disturbato gli aeroporti. Di fronte a questa minaccia, diversi paesi europei hanno cominciato ad agire. La Francia ha sequestrato la petroliera Boracay a inizio ottobre 2025, al largo di Saint-Nazaire, perché sospettata di aver lanciato droni sopra la Danimarca. L'Estonia aveva già fermato ad aprile la Kiwala, diretta verso i porti russi. Episodi simili hanno coinvolto anche la Germania e la Finlandia con la Eagle S. Il documento preparato dall'Eeas dice che gli stati membri stanno dimostrando un rinnovato slancio verso azioni più energiche. Ma finora si trattava di operazioni isolate. Ora Bruxelles vuole cambiare approccio in modo strutturale.La nuova strategia di Bruxelles contro la flotta ombraIl salto di qualità che l'Ue vuole fare solleva però questioni giuridiche complesse. La bozza di dichiarazione marittima presentata dall'Eeas propone accordi bilaterali tra gli stati di bandiera – ovvero i paesi sotto la cui bandiera le navi si registrano – e l'Unione europea per autorizzare ispezioni preventive a bordo delle navi sospette. Il problema è che fermare e salire a bordo di navi straniere in mare aperto (oltre le 24 miglia nautiche dalla costa) è una questione delicata dal punto di vista del diritto internazionale. Secondo la Convenzione delle Nazioni Unite, le acque internazionali sono zone dove nessuno stato esercita sovranità e ogni nave risponde solo alle leggi del paese della propria bandiera. L’esempio più recente di violazione della convenzione risale solo a tre settimane fa quando, a inizio ottobre 2025, Israele ha intercettato a circa 150 miglia nautiche dalla costa la Global Sumud Flotilla, 44 navi con oltre 500 attivisti da 44 paesi che trasportavano aiuti umanitari diretti a Gaza. L'operazione ha provocato arresti di massa e deportazioni, perciò Amnesty International e le Nazioni Unite hanno condannato l'azione bollandola come illegale, un crimine di guerra, il che ha scatenato proteste in decine di città nel mondo. L'Unione europea sceglie invece la strada della legalità: Bruxelles non vuole agire unilateralmente, ma cerca accordi preventivi, bilaterali con i paesi sotto la cui bandiera navigano le petroliere russe per ottenere un'autorizzazione esplicita prima di salire a bordo. La differenza tra i due casi non riguarda solo il metodo, ma anche la sostanza: la Global Sumud Flotilla trasportava aiuti umanitari, le petroliere russe sono navi commerciali accusate di violare sanzioni internazionali e sospettate di servire per attacchi ibridi contro infrastrutture europee come cavi sottomarini e aeroporti.Panama, che con oltre ottomila imbarcazioni rappresenta il più grande registro navale del mondo, costituisce un caso emblematico di come i paesi di bandiera possano giocare un ruolo decisivo nel contrasto alla flotta ombra. Il governo panamense ha infatti accettato di rimuovere dal proprio registro le navi sanzionate e, più recentemente, ha deciso di bloccare la registrazione di petroliere con più di quindici anni di età, nel tentativo di limitare l’utilizzo di imbarcazioni obsolete e ad alto rischio. Secondo i dati raccolti da Gcaptain, solo nel marzo 2025 Panama ha cancellato la registrazione di 107 navi sospettate di essere coinvolte in violazioni delle sanzioni internazionali contro la Russia. Non tutti gli stati, però, mostrano la stessa disponibilità a collaborare. In diverse aree del mondo, soprattutto in Africa, i registri navali continuano a espandersi rapidamente, spesso in modo opaco e con standard di controllo molto più deboli. Il Gabon, ad esempio, ha visto raddoppiare nel 2023 il numero delle imbarcazioni registrate sotto la propria bandiera, e secondo le stime circa il 98% delle petroliere che vi figurano sono considerate ad alto rischio per età, manutenzione o mancanza di assicurazioni riconosciute a livello internazionale. Anche il G7 ha deciso nei primi giorni di ottobre 2025 di lavorare insieme per contrastare la flotta ombra, ma il coordinamento tra alleati occidentali non è sempre facile.Le altre sanzioni europee alla RussiaParallelamente, Bruxelles sta stringendo il cerchio su altre fonti di entrate del Cremlino. Il diciannovesimo pacchetto di sanzioni anticiperà di un anno, al primo gennaio 2027, il divieto di importazione di gas naturale liquefatto (Gnl) russo. Ma la vera novità arriva dal Consiglio dell'Ue che lunedì 20 ottobre ha approvato la proposta della Commissione europea di vietare completamente l'acquisto di gas russo dal primo gennaio 2028, includendo perciò anche quello che arriva ancora via gasdotto. Il divieto verrà implementato gradualmente: da gennaio 2026 non si potranno concludere nuovi contratti, i contratti a breve termine firmati prima del 17 giugno 2025 potranno continuare a operare fino al 17 giugno 2026, quelli a lungo termine fino al primo gennaio 2028. La norma deve ancora essere approvata dal Parlamento europeo. Anche se Ungheria e Slovacchia, i due paesi ancora fortemente dipendenti dal gas russo, si sono opposti, la maggioranza degli stati membri ha dato il via libera.C'è poi la questione dei beni russi congelati, circa 300 miliardi di euro bloccati dopo l'invasione dell'Ucraina. La maggior parte, 175 miliardi di euro in contanti maturati da titoli di stato scaduti, si trova in Europa, principalmente presso la società belga di servizi finanziari Euroclear. I leader europei si sono riuniti giovedì 17 ottobre chiedendo alla Commissione di presentare al più presto proposte concrete per usare questi fondi per sostenere l'Ucraina nel 2026-2027. Germania e Francia, inizialmente contrarie al sequestro totale per timore di violare il diritto internazionale e danneggiare l'euro come valuta di riserva, ora sembrano più aperte a discuterne. Il piano più ambizioso prevede un prestito a tasso zero da 140 miliardi di euro a Kyiv, rimborsabile solo se la Russia pagherà le riparazioni di guerra. Il Belgio chiede però che tutti i 27 stati membri condividano i rischi legali.
C'è una flotta ombra che finanzia la guerra di Putin in Ucraina. E ora l'Unione europea vuole abbordarla
Bruxelles vuole ispezionare in mare aperto le navi che violano le sanzioni sul petrolio. Una strategia aggressiva che richiede il consenso degli stati di bandiera per non violare il diritto internazionale








