Le sanzioni, da sole, non bastano più. Per questo l’Unione europea ha deciso di affiancare alla pressione economica una presenza navale sempre più attiva contro la flotta ombra russa, la rete di petroliere che consente a Mosca di continuare a esportare greggio aggirando il tetto al prezzo imposto dall’Occidente.

Il primo segnale è arrivato il 20 luglio, quando la missione europea Irini ha abbordato nel Mediterraneo la petroliera MV South Star, sospettata di navigare sotto falsa bandiera camerunense.

On July 20, Op. IRINI 🇪🇺 conducted a flag verification boarding of EU sanctioned MV SOUTH STAR in #Med #HighSeas in compliance with Art. 110 of #UNCLOS 🇺🇳. #IRINI supports EU efforts to counter the #RussianShadowFleet pic.twitter.com/PTTyTYNVYr

— Operation EUNAVFOR MED IRINI (@EUNAVFOR_MED) July 22, 2026

Due giorni dopo Bruxelles ha compiuto un passo ancora più significativo: gli Stati membri hanno autorizzato anche Operazione Atalanta, la missione anti-pirateria attiva dal 2008 nell’Oceano Indiano occidentale, a effettuare controlli analoghi sulle navi sospettate di appartenere alla flotta ombra russa. L’Alta rappresentante per la politica estera dell’Unione europea Kaja Kallas ha definito la decisione un nuovo passo nella strategia europea: «Ogni viaggio illecito contribuisce a sostenere la macchina da guerra russa. Stiamo abbinando le nostre sanzioni ad azioni in mare», ha dichiarato.