Le intelligence europee hanno appurato il doppio ruolo della flotta ombra, che non solo porta petrolio in giro per il mondo ma nel mare nostrum raccoglie al contempo informazioni sensibili: si tratta del cosiddetto uso pervasivo di navi “popolate” da equipaggi che variano considerevolmente, con al loro interno anche soggetti affiliati a società militari private russe
Flotta ombra russa, il nuovo caso in Sicilia (dove una missione navale europea ha abbordato una petroliera legata alla Russia, sospettata di navigare sotto falsa bandiera) riapre la questione legata al contrabbando di greggio (e non solo) nel Mediterraneo e accende un nuovo fascio di luce su quel pericoloso assist dei paesi filorussi che vi si affacciano. Fino ad oggi Bruxelles ha sanzionato quasi 600 navi sospettate di far parte della rete. Tutte operative e attenzionate dall’iniziativa navale mediterranea Eunavformed Irini.
La nave in questione, la South Star, batteva bandiera del Camerun e si trovava nel Mediterraneo occidentale, dopo essere partita dal porto tunisino di Radés il 10 luglio scorso. Ecco il nodo: i porti di partenza stanno collaborando sufficientemente con le istituzioni europee? Per questa ragione il commissario europeo agli affari esteri, Kaja Kallas, ha annunciato che gli Stati membri hanno anche autorizzato la missione navale del blocco al largo delle coste della Somalia e nell’Oceano Indiano occidentale proprio al fine di verificare la bandiera di navi sospettate di appartenere alla “flotta ombra” russa. Questa mossa cambia la portata geografica dell’Ue contro la flotta ombra, aumentandone il raggio d’azione, anche perché in qualche misura stana chi vende petrolio a prezzi superiori al tetto massimo imposto dall’Occidente.







