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Ultimo aggiornamento: 13:51
La I corte d’Assise di Roma, accogliendo una richiesta sollevata dalle difese degli imputati egiziani, ha accolto una questione di costituzionalità nell’ambito del processo Regeni inviando gli atti alla Consulta. Il nodo è relativo al diritto di difesa e alla nomina di consulenti tecnici. I giudici hanno ritenuto, quindi, la questione “non manifestatamente infondata” e “rilevante” al fine della definizione del giudizio. Il processo è ora sospeso in attesa che si pronunci la Corte Costituzionale.
Gli avvocati d’ufficio (Paola Armellin, Filomena Pollastro, Tranquillino Sarno e Anna Lisa Ticconi, ndr), la scorsa udienza, hanno chiesto ai magistrati valutare una possibile incostituzionalità della normativa attuale. “La nostra difesa è sempre stata minorata“, avevaspiegato Ticconi, legale di Sharif. “Non è una richiesta strumentale la nostra, potevamo già farla in passato. Non vogliamo allungare il brodo“, si era difeso Sarno.
Nella richiesta i legali sollecitavano l’estensione del gratuito patrocinio anche agli imputati contumaci, ovvero assenti al processo. Questo perché, secondo la difesa, in mancanza del patrocinio a spese dello Stato, non è stato possibile incaricare esperti, come i traduttori tecnici e consulenti necessari alla preparazione della strategia difensiva. “Avremmo dovuto anticipare noi i costi dei consulenti“, hanno dichiarato gli avvocati”. E ancora: “Non vorremmo apparire come persone venali, non lo siamo. Ma è una questione di organizzazione delle difese. Lo so che il nostro onorario sarà pagato perché la difesa è indispensabile in un processo penale, ma purtroppo non lo è la presenza di un consulente”.








