CITTADELLA (PADOVA) - Quell'8 giugno del 2020 il negoziante Antonio Mercuri, oggi 50enne, non fu preso a testate da un maresciallo della guardia di finanza. Il pubblico ministero Sergio Dini, titolare delle indagini, ottenne il suo rinvio a giudizio per i reati di calunnia e interruzione di pubblico servizio e ieri, davanti al giudice del Tribunale monocratico Micol Sabino, è stato condannato a un anno e 5 mesi senza la sospensione della pena. Inoltre dovrà pagare le spese processuali per un ammontare di 6.700 euro, mentre il risarcimento del danno dovrà saldarlo in separata sede.

Quel giorno Mercuri si è recato nella caserma della Finanza per protestare: gli era stato appena revocato il reddito di cittadinanza. I militari lo hanno pregato di calmarsi, in particolare un maresciallo, ma Mercuri ha alzato i toni ed è stato all'interno della stazione per quaranta minuti ostacolando il lavoro dei finanzieri. Non solo, ha girato un video di un minuto e sei secondi con il suo smartphone, postato anche su Facebook, dove ha denunciato di essere stato colpito con una testata dal maresciallo.

Quindi, si è recato dai carabinieri per denunciare il militare. Sono scattate le indagini ed è emerso come il maresciallo non abbia mai picchiato Mercuri. Invece il commerciante è stato incastrato da una telecamera della videosorveglianza nel momento in cui si stava procurando delle ferite alla fronte con le mani per simulare una testata. «Sono in guardia di finanza e mi hanno preso a testate e a botte - diceva nel video con un tono della voce piuttosto agitato e facendo i cognomi dei militari presenti - mi hanno preso a calci, pugni e testate, ci sono due testimoni, e questi sono quelli che dovrebbero rappresentarci. Sono venuto qui a chiedere delle spiegazioni». La ripresa era stata effettuata con modalità "in diretta" quindi visibile a chi era collegato e poteva essere registrata.