Non è una questione biologica. Così come non è una questione socioeconomica, geografica e nemmeno anagrafica.
La differenza tra maschi e femmine nelle materie Stem, vale a dire scienze, tecnologia, ingegneria e matematica, è piuttosto una questione culturale, fatta di stereotipi e pregiudizi che le bambine interiorizzano fin dai primi passi della scolarizzazione. L'assunto di base? Le femmine non sono portate per la matematica. E se a crederlo, anche inconsciamente, sono i maestri delle scuole elementari, ecco che l'effetto Rosenthal, per cui le opinioni di un insegnante influenzano il percorso scolastico di uno studente, prende piede e le (poche) aspettative sui risultati delle bambine in matematica diventano realtà. E così i conti verso la parità non tornano. A dimostrarlo è lo studio dal titolo Rapida comparsa di un divario di genere in matematica dalla prima elementare della neuroscienziata dell'Université Paris Cité Pauline Martinot, pubblicato su Nature. L’analisi, fatta su 2.653.082 bambini francesi, ha visto la somministrazione di 46 test valutativi nell'arco di un anno, in tre fasi. I risultati ottenuti sono stati monitorati prima dell'ingresso a scuola, dopo quattro mesi e all'inizio del secondo anno.






