Le migliori performance delle studentesse americane rispetto ai loro pari portano i ricercatori a ipotizzare l’ingresso scaglionato alla scuola elementare in base al livello di maturità

di Stefania Medetti

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Occhi puntati sull’asilo: per scoprire le ragioni per cui le ragazze hanno risultati accademici costantemente migliori dei loro pari, i ricercatori americani guardano sempre più indietro. Ne ha scritto in questi giorni il New York Times in un’articolo che esplora l’ipotesi che lo svantaggio accademico nasca già nei primi anni di vita, complice un mix di variabili che parte dalla trasformazione che hanno subito gli asili in cui i bambini americani entrano dai cinque anni. Tradizionalmente luoghi di gioco e socializzazione, gli asili sono diventati delle vere e proprio palestre accademiche in cui la competizione inizia a farsi sentire fin dalla più tenera età. Una trasformazione avvenuta in risposta all’aumento dei test standardizzati introdotti nelle scuole elementari oltre vent’anni fa con la legge “No Child Left Behind”. Una misura che puntava a chiudere il gap nei risultati scolastici fra i gruppi sociali più svantaggiati, ma che sul lungo termine, a quanto pare, si è trasformata in una zavorra per maschietti. Tanto che secondo Jayanti Owens, professoressa associata di Comportamento Organizzativo presso la Yale School of Management, il comportamento dei ragazzi tra i 4 e i 5 anni è predittivo del livello scolastico che potranno raggiungere entro il 25° anno d’età.