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Tra carbonare-spettacolo e spritz da souvenir, il Paese del buon cibo rischia di perdere la propria anima.

È un paradosso tutto italiano: il Paese che ha fatto della cucina un’arte e un simbolo universale sta lentamente trasformando il proprio patrimonio gastronomico in un’attrazione turistica, uno spettacolo da consumare più che un linguaggio da vivere.

A denunciarlo è un recente e incisivo reportage pubblicato sul New York Times, firmato dalle giornaliste Emma Bubola e Motoko Rich, che descrivono con toni amari e precisi come le principali città italiane Bologna, Firenze, Roma e Torino si stiano trasformando in “ristoranti a cielo aperto”, dove tutto è studiato per lo sguardo del turista e sempre meno per l’esperienza autentica di chi quei luoghi li abita davvero.