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Questa narrativa della vacanza negata è una favola che serve solo a delegittimare la ritrovata vitalità italiana

Davvero stupisce che oggi si continui a credere alla fiaba delle spiagge desertificate per la miseria degli italiani. Ma evidentemente a molti serve sempre un alibi per attaccare questo governo. Vediamo i fatti, implacabili: sono 30,5 milioni gli italiani in viaggio quest'estate, con un aumento di 1,5 milioni rispetto allo scorso anno, sono oltre 18 milioni quelli in partenza solo ad agosto, con quasi 20,2 milioni di viaggi programmati, spesa media di 975 euro pro capite e circa 17,6 miliardi di euro in circolo nell'economia estiva: e queste non sono chiacchiere da bar. Tra giugno e settembre 34 milioni di persone (57% della popolazione) si sono concessi o si concederanno almeno una vacanza; boom del turismo outdoor, camping, agriturismi, non solo mare. A luglio la quota è salita a 15,2 milioni di vacanzieri, con partenze della durata media attorno ai 9,7 giorni. Insomma, le strade in tilt, i lidi stracolmi, i social pieni di foto dalle spiagge non sono miraggi. È una realtà che si scontra con l'ideologia nichilista della sinistra: "I poveri non vanno in vacanza". Ma la verità è che gli italiani non rinunciano alle ferie e non sono rimasti sigillati in città, città che del resto appaiono deserte, prendi Milano, dove vivo. Ed è ancora più ridicolo quando i progressisti dicono che basti introdurre il salario minimo (loro stessi sanno benissimo che è una miseria) per fare sì che gli italiani vadano di nuovo in vacanza. Come se i cittadini fossero in ginocchio e diventassero ricchi in un lampo grazie al salario minimo, che la sinistra peraltro in lustri al governo non ha mai introdotto e che ora è divenuto urgenza.