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Smentita la narrazione anti-governo: a essere cambiato è lo stile dei viaggi, con una predilezione per le mete nostrane

A non andare in vacanza sarà quella narrazione che addossa a ogni governo le colpe di ogni cambiamento, scambiandolo, via via, per declino o impoverimento: succede anche con queste vacanze estive e col governo Meloni (è il suo turno) e succede, ora, dopo la diffusione di alcuni dati di Federconsumatori, secondo i quali il 43,2 degli italiani non andrà in ferie o ne ridurrà la durata o, ancora, sceglierà soluzioni low cost. Questa la sintesi, e non è neanche colpa di Federconsumatori se è stata ridotta a questo, senza suffragarla con altri dati sul lungo periodo che ci spieghino come stanno complessivamente cambiando le cose: non solo in Italia.

Non c'è dubbio che le vacanze degli italiani stiano cambiando anche per un ridimensionamento dettato dalle difficoltà economiche, ma basta poco per cogliere anche un'evoluzione più profonda dello stile di viaggio: lo dimostrano, oltretutto, confronti più ampi con l'era pre-pandemica e con i trend degli altri Paesi europei. Secondo le stesse stime di Federconsumatori andrà in vacanza il 43,2 degli italiani, tra i quali oltre la metà opterà per soggiorni brevi (tra i 3 e i 5 giorni) e spesso ospite di amici e parenti, il che non significa per forza o soltanto una scelta di contenimento dei costi, ma anche una maggiore flessibilità per ridurre i rischi legati a prezzi variabili e disservizi.