In quanti, recandosi alle urne, non sanno a chi dare il loro voto? I motivi possono essere i più svariati: scarsa informazione, insufficienza dell’offerta elettorale, incertezza o dubbi sui singoli candidati. A quel punto, potrebbe sorgere l’idea di chiedere consiglio a qualcuno che si ritiene un amico o semplicemente uno che ne sa più di noi. Fermo restando che il consiglio non è ancora la decisione, che spetta al singolo votante, il rischio è di incorrere in un cattivo consigliere. È una dialettica che esiste da sempre, tanto che la saggezza popolare dice che se l’opinione è dei molti e il consiglio dei pochi, la decisione è sempre di uno solo. Ora, l’autorità olandese per la privacy, in vista delle elezioni parlamentari del 29 ottobre, ci fa sapere che i chatbot basati sull’intelligenza artificiale sono appunto un cattivo consigliere e che le loro operazioni non sono trasparenti e verificabili. A dimostrarlo sarebbe una ricerca che mostra che essi «forniscono un’immagine altamente distorta del panorama politico olandese», penalizzando le forze moderate. Come quasi sempre accade in questi casi, l’autorità non si limita a dare un consiglio, ma invita gli sviluppatori a «impedire che i loro sistemi vengano utilizzati per consigli di voto». E in più si appella alla legge sull’intelligenza artificiale appena licenziata dall’Ue e che, quando entrerà in vigore, classificherà sicuramente come “sistemi ad alto rischio” e quindi proibirà questi (più o meno interessati) suggeritori.
L'intelligenza artificiale ci dice chi votare, ma non va proibita | Libero Quotidiano.it
In quanti, recandosi alle urne, non sanno a chi dare il loro voto? I motivi possono essere i più svariati: scarsa informazione, insu...







