La maggior parte degli italiani ha fiducia nell’intelligenza artificiale. Il 34% e il 16% ha una fiducia rispettivamente discreta ed elevata. Al contrario, però, il 22% e il 17% ha una fiducia scarsa e insufficiente.

Sono alcuni dei risultati della ricerca Ipsos sul tema dell’intelligenza artificiali dal titolo «Democrazia Aumentata. AI, Intelligenza relazionale e nuove architetture del consenso», presentata nel corso del festival dell’economia civile a Firenze nell’incontro dal titolo «L’opinione pubblica tra intelligenza artificiale e relazionale» al quale hanno partecipato il presidente dell’Ipsos Nando Pagnoncelli e l’imprenditore e informatico Stefano Quintarelli, presidente dell'associazione Copernicani.

Per il 42% degli intervistati, l’IA svolgerà una buona parte delle nostre attività giornaliere ma non sarà essenziale; per il 22% sarà fondamentale, specie nel lavoro; per il 16% sarà un elemento secondario nelle mansioni quotidiane. E poi gli ambiti nei quali si diffonderà l’IA. Per la maggior parte degli intervistati l’intelligenza artificiale avrà un impatto positivo nel mondo dell’informazione e della sanità, ma avrà un impatto molto negativo nelle relazioni umane, oltre che nel rapporto tra colleghi di lavoro.