Sale tutto. Guerra o pace lo scenario non cambia. L’oro è una scheggia impazzita, le Borse viaggiano sui massimi, il petrolio scende, ma il rame continua a salire. Alcuni grandi guru di blasonate banche d’affari lanciano l’allarme del possibile scoppio di una nuova bolla sulla tecnologia, ma poi il Nasdaq guadagna ancora, con buona pace dei moniti. A quanto pare una logica precisa non c’è. E chi ha portafogli sbilanciati sulle azioni o sui metalli preziosi attraverso fondi, Etf o Etc non sa cosa fare. Non sembra più possibile individuare variabili certe in grado di determinare l’andamento dei mercati e tutto rischia di ridursi a un gioco d’azzardo: tengo le posizioni finché posso, magari il mercato sale ancora, con tanti saluti alla pianificazione. Ma attenzione all’avidità; può minare il rispetto degli obiettivi prefissati, con i rischi che questo comporta perché quando si impostano scelte in funzione di determinati scopi, le situazioni contingenti non dovrebbero avere alcun impatto sulle decisioni prese.Se si torna sui propri passi, il rischio è di vanificare tutto.

Diverso il discorso se l’approccio al mercato è di carattere speculativo, allora sì che il momento attuale è veramente difficile da decifrare perché vale tutto. Tanto più che da un punto di vista contingente, la variabile geopolitica non può certo essere archiviata. Se da un lato si è faticosamente dato inizio a un processo di pace che potrebbe avere un riflesso positivo su alcune asset class, dall’altro non va dimenticato che c’è ancora un conflitto in corso la cui soluzione sembra lontana. Due scenari diversi che possono dare origine a movimenti altrettanto contrapposti e questo altro non può fare che amplificare l’incertezza. Il segmento dei titoli della Difesa, per esempio, potrebbe riassumere questa doppia valutazione, così come il settore delle infrastrutture dei metalli industriali (basti pensare al costo della ricostruzione di Gaza stimato in circa 60 miliardi di dollari) o anche il costo dell’energia. Anche i prezzi agricoli possono restare in tensione. Non solo. A breve arrivano le trimestrali americane e questo potrebbe essere un indicatore per capire, cifre alla mano, se le valutazioni stellari di alcuni titoli siano giustificate dai fondamentali o meno e magari alleggerire posizioni troppo consistenti. E poi c’è chi vede segnali di una possibile crisi del credito e chi sottolinea il rischio di una Fed non più autonoma.