Per tutti era il “maestro”, colui che proprio a Torino ebbe l’intuizione di far nascere la pasticceria mignon. Giusto Falchero per più di mezzo secolo creò pasticcini-gioiello decorati con primizie di bosco o mandorle da confetto nel suo laboratorio di via San Massimo 4, chiuso all’inizio degli Anni Duemila.

Tre giorni fa è morto all’età di 95 anni e verrà ricordato stamattina durante i funerali, che si svolgeranno alle 11,30 nella parrocchia SS. Annunziata, a due passi dalla sua casa di via Po.

Il rigore e la creatività del maestro

«L’eleganza e la raffinatezza di cui ha potuto fregiarsi la pasticceria torinese sono dovute in buona parte a lui – commenta Luciano Stillitano, allievo di Falchero e da lui stesso definito il suo “erede” – La sua pasticceria mignon prevedeva di servire un vassoio con oltre un centinaio di creazioni, ciascuna delle quali non doveva superare i 10 grammi, per offrire il più ampio assortimento possibile».

Un universo di gusto e dolcezza racchiuso in un pasticcino grosso come un’unghia. La lavorazione artigiana era il suo punto di forza, come la freschezza: le paste nel suo laboratorio venivano preparate due o tre volte al giorno, senza mai congelare. Era a lui sconosciuto l’impiego degli abbattitori di temperatura per conservare le materie prime non utilizzate.