Ci sono domande che sembrano appartenere solo alla filosofia o alla religione, e altre che improvvisamente, di fronte alla morte di una persona cara, diventano intime, brucianti, inevitabili. Esiste qualcosa dopo la morte? Con questa domanda si confronta il giornalista e scrittore francese Stéphane Allix nel libro Il Test (HarperCollins Italia).

E lo fa non con astratte riflessioni, ma con un esperimento tanto semplice quanto spiazzante: alla morte del padre, ripone nella bara quattro oggetti segreti, sconosciuti a chiunque. Poi, un anno dopo, consulta sei medium per verificare se qualcuno di loro sarà in grado di identificarli.

Nasce così un viaggio che è insieme giornalistico, umano e spirituale. Allix non è un credente cieco né uno scettico impenetrabile. È un reporter che per quindici anni ha documentato guerre e tragedie, qualcuno abituato a maneggiare i dubbi e la sofferenza. Ma dopo aver perso un fratello e poi il padre, la domanda sul senso della vita e della morte smette per lui di essere teorica e diventa urgente, personale.

Nelle pagine iniziali del libro, Allix rivela l’innesco della sua indagine: «Alla morte di mio padre ho riposto quattro oggetti nella sua bara […] Saranno riusciti a scoprire di quali oggetti si trattava?»