L'aumento dal 21% al 26% dell'aliquota della cedolare secca per gli affitti brevi contenuto nella bozza della manovra fa discutere la maggioranza, con Forza Italia e la Lega che chiedono di rivedere la norma, e registra la contrarietà delle associazioni di settore, che parlano di "stangata". Sarebbe in corso una valutazione, a quanto apprende l'Agi da fonti di governo, per arrivare a una possibile revisione della norma, magari con un emendamento in Commissione Bilancio in Senato. Diversi i possibili correttivi su cui si starebbe ragionando: un'aliquota rivista al 23%, come punto di incontro tra le parti, oppure una tassazione modulata soprattutto a carico delle aziende di intermediazione. Anche se, viene fatto notare dalle associazioni di settore come Pro.loca.tur, "la quasi totalità degli immobili – spiega Dario Pileri, il presidente – destinata a bed & breakfast e case vacanze viene messa in affitto proprio tramite le piattaforme online". "Sarebbe difficile anche – aggiunge – una tassazione solamente degli immobili dati in gestione a intermediari perché comunque non si può disporre di un loro censimento, e quindi si può risalire solo al proprietario".