Dal congresso annuale della Società europea di Oncologia Medica (Esmo) arrivano conferme per il trattamento del tumore del polmone con mutazione del gene Alk, sia nella fase avanzata di malattia, sia nella fase più precoce. Parliamo della terapia mirata a base di alectinib e la conferma arriva da due studi, Alex e Alina. Entrambi riguardano pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (la forma più comune), che ogni anno colpisce oltre 45 mila persone in Italia. Di queste, il 3-7% presenta una mutazione di Alk. In generale, si tratta di una popolazione di pazienti più giovani della media (sotto i 50 anni), spesso non fumatori.
Tumore al polmone, Atlas ti guida verso la cura migliore
I risultati nello stadio avanzato di malattia
Partiamo dal primo studio, che riguarda gli stadi avanzati: qui alectinib ha dimostrato di portare alla sopravvivenza globale più lunga mai raggiunta per un inibitore della tirosin-chinasi rispetto a crizotinib, con una mediana di 81,1 mesi per alectinib rispetto ai 54,2 mesi. Il vantaggio è stato osservato in tutte le popolazioni di pazienti, anche in presenza di metastasi cerebrali. La durata mediana della risposta, inoltre, è stata quasi quattro volte più lunga con alectinib rispetto a crizotinib (42,3 mesi vs 11,1 mesi) e i dati di sicurezza sono in linea con il profilo già noto del farmaco. I risultati, nel complesso, lo confermano come standard di cura in prima linea nei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule ALK-positivo avanzato.






