«Il furto commesso al Louvre è un attentato a un patrimonio che amiamo perché è la nostra storia». Così Macron, con un post su X, cerca di dar voce istituzionale allo psicodramma nazionale. «Recupereremo le opere - aggiunge il presidente francese - e i responsabili saranno assicurati alla giustizia». E dunque: una crisi politico-istituzionale che dura da più di un anno, con quattro governi caduti e quello attuale appeso a un filo. Una situazione finanziaria nefasta, che ha spinto le più importanti agenzie di rating a declassare la sua economia. Una rabbia sociale diffusa, che si riversa nelle piazze a ritmo pressoché settimanale. E ieri, uno smacco dal punto di vista simbolico ancor più grande: il clamoroso furto al Museo del Louvre.

Non c’è pace per Macron, non c’è pace per la Francia, il nuovo malato d’Europa, nemmeno in una domenica di apparente tranquillità, dopo una settimana in cui Sébastien Lecornu, primo ministro francese, è sopravvissuto a due mozioni di censura. «Il Louvre è un simbolo mondiale della nostra cultura. Questo furto, che ha permesso ai ladri di rubare i gioielli della Corona di Francia, è un’umiliazione intollerabile per il nostro Paese», ha tuonato sempre su X il presidente del Rassemblement national (Rn), Jordan Bardella. «Fino a che punto si spingerà il deterioramento dello Stato?» ha aggiunto il presidente del partito sovranista francese.