La sonda si muove sul torace. Le immagini si disegnano sullo schermo, grazie agli ultrasuoni, e il medico le studia. Poi, grazie all’Intelligenza Artificiale, si scoprono alterazioni che possono guidare alla diagnosi precoce dell’amiloidosi, malattia che porta al deposito di una proteina anomala nel cuore, che diventa sempre più rigido e funziona male.

A preconizzare questa associazione tra immagini ecocardiografiche ed AI è uno studio apparso su European Heart Journal (primo nome Jeremy A Slivnick), che ha visto protagonisti studiosi della Mayo Clinic e Ultromics. Il modello di AI è riuscito ad identificare nell’85% dei casi le persone con amiloidosi, ed è risultato altamente specifico (nel 93% dei soggetti ha identificato correttamente i soggetti senza la patologia). La ricerca fa vedere quindi come in futuro la diagnosi precoce di amiloidosi potrebbe venire anche da uno screening ecocardiografico, ma soprattutto rivela il valore di questo esame.

Amiloidosi, come velocizzare la diagnosi e ottimizzare l’accesso ai trattamenti

Come funziona l’ecocardiografia

L’ecocardiogramma è un esame semplice e non invasivo basato su ultrasuoni. Consente di studiare la struttura del cuore, la funzionalità del muscolo cardiaco e il flusso del sangue all’interno delle cavità e dei grandi vasi, mostrando come come il cuore lavora e consentendo di scoprire eventuali anomalie. Quello tradizionale utilizza onde ultrasonore prodotte da una sonda, un piccolo trasmettitore collegato a un ecografo, che trasforma gli ultrasuoni in immagini.