Le mutazioni genetiche possono avere molte conseguenze, a volte anche paradossali. È il caso di MC4R, un gene che di norma regola l’appetito e le cui alterazioni sono coinvolte in molte forme genetiche di obesità, ma anche – particolare inatteso – in una riduzione dei livelli di colesterolo presenti nel sangue. Chi è portatore di queste mutazioni, quindi, ha un’elevata probabilità di sviluppare problemi di peso, ma al contempo, è in qualche modo protetto dalle complicanze cardiovascolari che di norma vi si accompagnano. A rivelarlo è uno studio guidato dai ricercatori dell’Università di Cambridge, pubblicato di recente sulle pagine di Nature Medicine.
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DALLA NOSTRA INVIATA ELVIRA NASELLI
La genetica dell’obesità
L’obesità è una patologia multifattoriale, che emerge dall’interazione tra stili di vita, aspetti sociali e genetici. A livello dei geni, esistono una molteplicità di mutazioni che possono predisporre, in modo più o meno marcato, all’accumulo di grasso in eccesso. Parlando di singoli geni, comunque, attualmente quello che sembra giocare il ruolo maggiore è proprio MC4R, necessario per produrre a livello cerebrale una proteina che interrompe la fame, e segnala all’organismo che è il momento di ridurre l’apporto di cibo.






