«Èun piacere essere davanti a quest’assemblea che più di ogni altra rappresenta un motivo per cui se la cucina italiana diventerà patrimonio dell’umanità il merito principale è vostro: il patrimonio che voi portate avanti con i vostri prodotti e le ricette testimonia che la nostra cucina ha delle radici profonde e che siete riusciti a creare un forte legame con il territorio esaltandone la biodiversità. Oggi, però, non si può parlare di biodiversità se non rispettiamo le diversità culturali. Sono le diversità la nostra ricchezza».

Così Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, ha esordito davanti a una folta platea di ristoratori e addetti ai lavori alle Ogr di Torino alla presentazione, questa mattina, della Guida delle Osterie d’Italia 2026. Giunta alla trentaseiesima edizione, la guida conta su 250 collaboratori in tutta Italia: «Per fare la guida serve una cronaca onesta e sincera. Non bisogna ergersi a giudici: prima di fare una valutazione ricordatevi che in cucina c’è gente che lavora duramente e fa sacrifici», ha detto loro Petrini.

Quali sono le novità della guida 2026, che vede quest’anno Carlo Bogliotti, come nuovo responsabile editoriale? 1980 sono i locali segnalati: e accanto alle osterie, ai ristoranti, alle enoteche con cucina e agli agriturismi, ci sono anche quest’anno i “Locali Quotidiani” – sezione inaugurata nell’edizione 2025, che raggruppa tutte quelle tipologie ristorative alternative come pastifici, gastronomie, enoteche con cucina e altre realtà più informali. L’anno scorso i Locali Quotidiani erano 134, quest’anno il loro numero è salito a 161.