Sono ore complicate, quelle che sta vivendo il Movimento 5 stelle dopo la formalizzazione delle dimissioni da vicepresidente di Chiara Appendino. Uno strappo che la deputata ha spiegato in lunghissimo post su Facebook, l’altro ieri sera. «Non è una scelta leggera, è una scelta sofferta - ha segnalato la parlamentare pentastellata -. Perché lo faccio? Perché voglio dare un segnale politico: dobbiamo aprire una discussione vera e invertire la rotta. E perché non sono mai scappata dalle mie responsabilità, soprattutto quando è in gioco la nostra comunità. Dopo l’ennesimo risultato deludente alle Regionali, non possiamo continuare a dirci che è tutto normale e che va tutto bene». Un’analisi cruda, quella fatta da Appendino, che ha investito la stessa identità del M5s. «Il problema - ha osservato - non è fuori da noi. Il problema è nella nostra identità, nella direzione politica, nel modo in cui stiamo parlando - o non parlando - al Paese. Abbiamo il dovere di guardarci dentro». Un Movimento cinque stelle, dunque, che per la ex sindaca di Torino «non riesce a intercettare chi si sente ai margini, a trasformare la rabbia in speranza e voglia di riscatto. E questo non è normale. La colpa non è mai degli elettori: è nostra, quando smettiamo di rappresentarli». Ed ancora, ecco l’accusa, indirizzata sempre al Movimento, di essere diventato troppo attento «agli equilibri interni», troppo preoccupato «degli accordi di palazzo. La nostra sfida non può essere snaturarci per conquistare qualche posto di potere in più. La nostra sfida è riconquistare la fiducia di chi non vota più, di chi ha smesso di credere che la politica possa servire a qualcosa. E non è neanche una questione di alleanze in sé. È questione di come ci stiamo dentro. Perché non possiamo essere, allo stesso tempo, l’alternativa al sistema e il puntello del sistema». La chiusura del post è un invito a ritornare alle origini: «Solo se sapremo di nuovo rappresentare chi oggi si sente invisibile, potremo tornare a cambiare il Paese. Ma prima dobbiamo avere il coraggio di cambiare traiettoria».